CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA
È il musical che nasce dall’esilarante commedia portata sullo schermo cinematografico da Gene Kelly e Stanley Donen nel 1952. Una divertentissima parodia del frenetico rinnovamento di Hollywood quando, alla fine degli anni ’20, la produzione cinematografica passa dalla tecnica del film muto a quella del sonoro.
Don Lockwood e Lina Lamont, la romantica coppia di divi cinematografici del momento, dovranno ora recitare e cantare nel loro nuovo film “Il cavaliere spadaccino”, ma… non sarà così facile per Lina! Fortunatamente, una giovane attrice sconosciuta entra nella vita di Don al momento giusto e, con il primo doppiaggio della storia, salva le sorti del film. Nella storia si intrecciano indimenticabili melodie, tip-tap, balletti acrobatici, comicità e il famosissimo numero ballato e cantato sotto la pioggia.
La Compagnia della Rancia ha prodotto per la prima volta il musical nel 1996 con grande successo; nella stagione 2004/05 lo spettacolo torna in scena con un allestimento sorprendente ulteriormente arricchito, con scene e costumi raffinati e con stupefacenti effetti speciali. Nella celebre scena della pioggia, infatti, il protagonista canta e balla Singin’ in the rain sotto un vero temporale, tra le pozzanghere di un palcoscenico completamente allagato. Raffaele Paganini, grande étoile della danza e affermato interprete di musical, veste nuovamente i panni del protagonista Don Lockwood ed è affiancato da tre straordinari co-protagonisti. Una brillante Justine Mattera interpreta il ruolo di Lina Lamont, la vamp platinata celebre diva del film muto; Giulia Ottonello, vincitrice della seconda edizione della fortunata serie “Amici di Maria De Filippi”, è Kathy Selden, una giovane e sconosciuta attrice di talento che grazie alle sue capacità artistiche raggiunge la notorietà; il vulcanico Gianfranco Phino veste i panni dell’amico Cosmo.
Le curiosità del musical!
1.000 litri d’acqua, 12 pompe, 150 metri di tubazioni, boilers, decine di vasche stagne e inoltre 120 costumi (per sei dei quali sono occorse più di 300.000 pietre di cristallo), scenografie per ricreare oltre 20 ambienti diversi, 32.000 metri di pellicola cinematografica, videoproiettori e tanti tecnici che, durante lo spettacolo, non si fermano mai. È stato divertente sperimentare gli effetti per veder nascere la pioggia, scegliere le luci che avrebbero potuto illuminarla meglio, capire come poter formare le pozzanghere dentro cui Raffaele Paganini avrebbe ballato il più celebre dei tip-tap e far tornare tutto perfettamente asciutto nella scena successiva. La realizzazione dei filmati che fanno parte dello spettacolo, poi, merita un capitolo a parte: è stato come produrre dei veri e propri film che hanno richiesto, tra set e post-produzione, due settimane di lavorazione, impegnando una troupe di 12 persone con direttore della fotografia, operatore, direttore di produzione, truccatori, elettricisti, macchinisti, fonici, montatori e lo stesso regista. La pellicola 16mm usata doveva essere in grado di ricreare perfettamente la fotografia tipica dei film anni ’20.
La scena del castello di “Canaglia reale“, il film muto che si vede nello spettacolo, è stata girata totalmente in interno, come erano soliti fare a Hollywood in quegli anni, rendendo indispensabili, per poche inquadrature, una scenografia apposita oltre a maestri d’armi e spadaccini.
Promo dell’edizione 2004/05